Due insidie nella lettura della stima della pensione.

Numero uno, le tasse.
Quando si parla di calcolo della pensione le norme fanno riferimento al reddito lordo imponibile che compare in busta paga o nella dichiarazione dei redditi. Anche la pensione calcolata dalle norme di legge è l’importo ante imposte. Purtroppo tutti noi sappiamo bene che c’è una netta differenza tra questi importi e le effettive somme disponibili. Pertanto il primo punto da chiarire è se gli importi di reddito e di pensione stimati dagli strumenti di calcolo della pensione futura considerano o no le imposte IRPEF. Se le tasse non sono considerate si parla di importo lordo (reddito o pensione che sia), altrimenti si parla di importo netto.
Ora sui redditi da lavoro sono dovuti sia i contributi sociali, sia le tasse (che si calcolano sull’imponibile rimanente dopo il versamento dei contributi). Sulla pensione invece sono dovute solo le tasse. Un’altra caratteristica dell’IRPEF è la sua progressività, in pratica l’aliquota effettiva cresce al crescere della base imponibile. Tenendo conto di entrambi i fattori, risulta chiaro che il reddito da lavoro ha sempre una pressione fiscale complessiva maggiore di quanto ne ha la pensione. Questo comporta che il tasso di sostituzione calcolato al lordo dell'imposizione fiscale è sempre più basso del tasso di sostituzione in termini di pensione netta e reddito netto (nella frazione si riduce di più il denominatore di quanto non si riduca il numeratore). Anche in questo caso la misura dello scostamento dipende dalla tua concreta situazione di pensione e reddito, in pratica il tasso di sostituzione netto può risultare da 5 fino a 20 punti percentuali in più rispetto a quello lordo (ulteriore motivo per un’analisi personalizzata).
Numero due, l’inflazione.
Per rappresentare correttamente la realtà negli anni a venire i modelli di calcolo adottano un valore atteso di perdita del potere d’acquisto del denaro e sovente questi modelli si usano quando mancano ancora parecchi anni al pensionamento (quando in pratica si ha ancora tempo per fare qualcosa di alternativo). Di conseguenza i valori dei redditi da lavoro e della pensione calcolati all’anno di pensionamento risultano di importo nominale notevolmente più alto del reddito attuale.
Per dare un ordine di grandezza, con un’inflazione del 2% all’anno, per conservare il potere d’acquisto di 100 euro attuali, tra 20 anni saranno necessari 150 euro.
La presenza dell’inflazione complica non di poco la lettura delle stime visto che tutti noi siamo abituati a percepire intuitivamente solo il valore del denaro corrente. Per ovviare all’aberrazione dell’inflazione gli strumenti di calcolo possono optare per la visualizzazione dei risultati riportandoli al potere d’acquisto attuale (depurandoli dall’inflazione attesa). I risultati numerici sono molto differenti se si parla di stima a parità di potere d’acquisto o meno, pertanto conviene controllare attentamente questa opzione nelle premesse di calcolo.